Linee di tendenza per i Partenariati strategici

Come sappiamo, i Partenariati strategici hanno raccolto l’eredità dei progetti di Partnership e dei progetti Multilaterali del precedente programma Lifelong Learning. Le Partnership erano progetti su piccola scala (e piccolo budget) che servivano a conoscere, cooperare e condividere le proprie attività con altre organizzazioni europee, mentre i Multilaterali erano progetti di maggiori dimensioni (se ricordo bene il finanziamento poteva arrivare fino a 300.000 €) che servivano a sviluppare metodologie e progetti innovativi in collaborazione con altre organizzazioni europee.

Nel Lifelong Learning i due tipi di progetto avevano linee di finanziamento distinte ed erano valutate da soggetti diversi (le partnership dalle agenzie nazionali e i Multilaterali direttamente da EACEA), perciò fra i due non c’era competizione.

Nel nuovo Erasmus+ i due tipi di progetti sono stati raccolti sotto i Partenariati strategici, che possono così essere presentati con uno dei due diversi obiettivi:

  • A. semplice collaborazione e scambio di pratiche, senza produzione di prodotti intellettuali di valore europeo. In questo tipo di progetti le attività del personale impegnato nel progetto e i costi vivi delle attività di disseminazione sono finanziati a forfait e i budget totali, per partenariati di 3-4 partners, è intorno ai 40-50.000 €
  • B. progetti che invece producono prodotti intellettuali di valore europeo che descrivono metodologie e prodotti innovativi. In questo tipo di progetti alla parte a forfait del budget vengono aggiunte giornate/ persona per la realizzazione dei prodotti intellettuali e così il budget può arrivare a 450.000 €.

Ovviamente le organizzazioni che hanno progettisti validi (ma anche le altre) presentano progetti del tipo B. In questo modo i progetti del tipo A rimangono ‘schiacciati’ dai progetti di tipo B che hanno una qualità migliore. Se esaminiamo, in Italia o all’estero, le graduatorie dei Partenariati strategici vediamo che i progetti finanziati sono tutti, con rarissime eccezioni, di tipo B. Questa situazione riduce grandemente il numero dei soggetti beneficiari dei finanziamenti. Con un progetto da 450.000 € si finanziano mediamente 6 partners, spesso organizzazioni che ‘vivono’ di progetti europei perché hanno progettisti molto bravi; con lo stesso importo si possono finanziare 7 progetti da 60.000 €, vale a dire circa 35 organizzazioni. In questo secondo caso l’impatto del programma sarebbe maggiore. E’ vero che l’impatto europeo dei progetti di tipo A dovrebbe avvenire grazie alla diffusione delle metodologie e degli strumenti innovativi che sviluppano, ma questo, per quel che posso vedere, non si verifica quasi mai. Da progettista molto bravo la situazione attuale mi può anche andare bene, da cittadino che paga le tasse e si preoccupa di come vengono spesi i suoi soldi no. In un prossimo articolo spiegherò in quali modi è possibile migliorare la qualità delle metodologie e prodotti sviluppati dai progetti europei.

La Guida al programma Erasmus+ spiega che in fase di valutazione i requisiti per la gestione e la disseminazione richiesti ai progetti di tipo A sono minori, vale a dire che i progetti di tipo A dovrebbero ottenere punteggi più alti anche se in valore assoluto la loro qualità è minore, in modo da permetterne l’approvazione. In concreto si tratta di una disposizione generica, di difficile applicazione. Una migliore soluzione potrebbe essere riservare ai progetti di tipo A una parte del finanziamento complessivo.

Il bando 2016, uscito 3 giorni fa, ha lasciato la situazione invariata; a pag. 107 la Guida al programma Erasmus+, versione in inglese, si è limitata a evidenziare meglio, grazie a una tabella, i due tipi di progetti presentabili. Una riserva a favore dei progetti di piccola scala è stata invece introdotta quest’anno per i Partenariati collaborativi nel settore sport. Nel bando 2015 esisteva un solo tipo di Partenariati collaborativi, con un budget massimo di 500.000 €. Il bando 2016 ha invece inserito nel settore sport anche i Partenariati collaborativi su piccola scala, con un budget massimo di 60.000 € (lasciando peraltro la rendicontazione a costo vero, e non a forfait come invece avrebbe dovuto).

Per il bando 2017, se non vengono messe a punto misure per assicurare una maggiore qualità dei progetti che sviluppano metodologie e prodotti innovativi potremmo aspettarci (auspicare?) una di queste due soluzioni: una riserva del finanziamento totale a favore dei partenariati strategici di tipo A oppure addirittura una misura specifica per i progetti di tipo A (ma questa seconda soluzione secondo me è sconsigliata perché crea una ulteriore azione all’interno del programma Erasmus+, aumentandone la complessità; meglio una riserva del finanziamento totale).

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