Farsi approvare progetti europei è diventato più difficile?

Leggevo stamani la graduatoria 2016 dei progetti di partenariato strategico Erasmus+ VET uscita da pochi giorni. Mi ha colpito vedere non approvati un numero significativo di progetti presentati da organizzazioni che so hanno buoni progettisti e che di solito ogni anno, ormai da anni, portano a casa dei finanziamenti. In genere la strutturazione dei progetti che sono stati approvati viene riproposta anche l’anno successivo, perché si è dimostrata competitiva (il progetto è stato approvato); quello che cambia è ogni anno l’idea progettuale, e può capitare di scegliere un’idea progettuale non apprezzata dai valutatori. Quando però i progetti bocciati presentati da organizzazioni che lavorano bene sono numerosi, questo significa che c’è stato un problema sul fronte dei valutatori. In particolare significa che i valutatori hanno adottato criteri eterogenei penalizzando strutture progettuali che i loro colleghi dell’anno precedente avevano invece premiato.

Questa non è una buona notizia per i progettisti, perché significa che con la valutazione presso le agenzie nazionali manca uno standard comune fra i valutatori (per motivi che possono essere diversi: una rotazione accelerata dei valutatori, una loro cattiva selezione, una loro supervisione inadeguata, etc.) e che di conseguenza l’approvazione di un progetto dipende meno dalla qualità del progetto e maggiormente da un evento casuale: trovare un valutatore a cui il progetto piace e/o di manica larga.

Sul tema della valutazione vedi anche i miei articoli Perché i progetti validi vengono bocciati? e Cos’è l’effetto aureola e in che modo distorce le valutazioni dei progetti europei.

Autore © Leonardo Evangelista.

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